Tuina dei campi concentrici

Le porte dell’in@erno

A cavallo del 2 novembre, giorno dei morti, per molte tradizioni si colloca un periodo di circa venti giorni in cui le porte dell’aldilà, soprattutto l’”inferno”, si aprono e le due dimensioni entrano in contatto.
Ora più che mai è il tempo di controllare che il nostro “interno” non abbia falle, che piante e progetti siano messi a dimora prima di affrontare l’”inverno”.

Ciò che caldo non è…

E come tutti i cicli, anche il caldo torrido è tornato. In un anno Yin, come questo, speravamo in temperature più miti, ma confidiamo ancora che almeno il ciclo duri poco…
Come difendersi? Con la consueta legge dell’equilibrio.
Spegniamo il fuoco con l’acqua, bagniamoci più che si può e nutriamo pensieri gravidi di acqua fresca, prima riconoscendoli e poi dandogli forza, come diceva Calvino, nelle “Città invisibili”, a proposito di luoghi… ben più caldi 😉

L’ordine della rosa

«Ci sono momenti in cui una rosa è più importante di un pezzo di pane», disse un poeta. E la poesia sa bene come vedere oltre le apparenze.
La rosa fiorisce anche nel tempo della mietitura… Qual è il suo segreto? Cos’è che sta sotto (sub-stare, da cui “sostanza”) il suo simbolo, a cui è ispirato anche un antico ordine esoterico?

Il culmine dell’anno

C’è un momento dell’anno in cui il grano raggiunge l’estensione massima verso il cielo, il verde comincia a schiarire fino a diventare sulle cime quasi bianco. E al vento emette un suono simile al mare…
Allora la pienezza dei nostri progetti e propositi è raggiunta. Ci metteremo magari il resto dell’anno a realizzarli, ma se sappiamo ascoltare quel suono, sappiamo anche che dentro di noi tutto è compiuto.

Gli occhi che sognano la primavera

Il 25 marzo viene celebrato il Dantedì, l’occasione per ricordare un antenato speciale, ogni giorno ancora vivo sulla nostra bocca quando parliamo italiano. Il 25 marzo era anche il giorno in cui ai tempi di Dante (e fino al 1750) cadeva il capodanno fiorentino, in un intreccio tra il culto mariano dell’Annunciazione
e il ritorno della primavera.
Quando penso alla visione ispirata della Divina Commedia, non la collego agli occhi arcigni e all’espressione amara diffusa nell’Ottocento, ma agli occhi teneri e profondi del ritratto medievale che vedete sopra: lo sguardo sognante di un giovane uomo, rivolto al futuro, vivo, ancora dopo oltre 700 anni.
Così è la primavera, lode di ogni nuovo inizio.